ORARI DI VISITA

Il Museo Nicolaiano è aperto nei seguenti giorni:
Lunedi : 11:00 / 18:00
Martedi : 11:00 / 18:00
Mercoledi : CHIUSO
Giovedi : 11:00 / 18:00
Venerdi : 11:00 / 18:00
Sabato : 11:00 / 18:00
Domenica : 11:00 / 18:00
+(39) 080 523 14 29 info@museonicolaiano.com

Orario di apertura del museo: 11:00 - 18:00. Tutti i giorni. Mercoledì Chiuso.

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Il Museo Nicolaiano e la sua storia

Il Museo Nicolaiano è il Museo che custodisce i pezzi più caratteristici della storia della Basilica di San Nicola di Bari. Molti si collegano alla sua vita liturgica e pastorale, condotta da un capitolo di canonici sotto la guida di un “gran priore” nominato dal re.
Altri, per la grande fama che San Nicola godeva in tutto il mondo, la sua Chiesa fu meta di pellegrini e di crociati, e molti furono i Sovrani e i Vescovi che portarono doni. Fra tutti, sia per i tesori dell’Archivio che per quelli del Museo, il donatore più generoso fu Carlo II d’Angiò (1285-1309).
Il Museo è ubicato negli antichi locali dell’Ospizio dei Pellegrini.
I primi documenti (a partire dal 1093) risalgono a donazioni immediatamente successive alla nascita dell’Ospizio, e vedono fra i principali donatori il signore di Bari Boemondo, divenuto nel 1098 principe di Antiochia.
La prima metà del XII secolo registra molte donazioni che permisero all’Ospizio di avere una sua contabilità parzialmente autonoma da quella della Basilica, che proprio in quegli anni definiva anche la sua architettura superiore.
Il luogo scelto era abbastanza sicuro perché subito dopo l’arco c’era il mare (l’attuale Lungomare è di epoca fascista). Senza dire che tutte le aree circostanti la Basilica erano sotto la giurisdizione dei rettori che avevano le chiavi di tutte le porte (1. Quella che dà su Via Palazzo di Città, l’antica Via Francigena, 2. Quella dell’Arco Vanese che dà sul Largo Urbano II e fiancheggia il Museo, 3. Quella dell’Arco Angioino a fianco a San Gregorio,  4. Quella a fianco alla Biblioteca che dà su Piazzetta S. Anselmo).
Il motivo di questa impostazione , quasi che la Basilica fosse una fortezza, derivava dal fatto che la Basilica sin dagli inizi, fu indipendente dall’Arcivescovado e dall’Amministrazione cittadina. Aveva cioè  uno status di extraterritorialità.
I pellegrini che venivano da terre lontane e che esibivano le patenti delle rispettive autorità ecclesiastiche e civili, ricevevano per tre giorni il pranzo e l’alloggio gratis.
Una grande pietra all’entrata (oggi all’entrata o portineria del convento) diceva:

Hospes, quem divi almae huius aedis praesidis Miracla et nomen, terra ac mari praepotens, Ad sacra ossa eius salutanda patrio traxerunt solo, diverte huc; hospitio Accipieris gratuito, inque eius gratiam Divi, si non tibi erit laute, erit pie.

“Ospite, che dai miracoli e dal nome del Santo potente per terra e per mare, cui è dedicato questo tempio, sei stato indotto a lasciare il suolo patrio per rendere omaggio alle sue reliquie, rivolgiti qui. Riceverai alloggio gratuito, ed anche se non dovesse sembrarti abbondante, vi sperimenterai devotamente la grazia del Santo”.

Nell’Archivio della Basilica sono conservati tutti registri dei pellegrini a partire dall’anno 1650 fino al 1891, quando il governo italiano tolse al clero della Basilica ogni amministrazione.

Con l’unità d’Italia le cose infatti erano cambiate. Dapprima lentamente, dal 1891 anche formalmente, tutta l’amministrazione passò nelle mani di funzionari regi, i quali obbedendo ad una politica governativa anticlericale, spogliarono la Basilica di tutte le sue proprietà.
Tutti gli edifici annessi alla Basilica divennero di proprietà del Comune, che li destinò ad uso di pubblica utilità.
Gran parte dell’Ospizio dei Pellegrini, che intorno al 1910 non fu più in grado di offrire ospitalità ai pellegrini, fu adibito a scuola.
La parte corrispondente all’attuale Museo divenne deposito, e gli ultimi resti dell’antica struttura architettonica quasi scomparvero.
Negli anni Cinquanta del XX secolo ancora si poteva vedere all’entrata sulla sinistra un pezzo di due metri circa di un artistico arco, forse dell’antica cappella di S. Antonio Abate.
Dopo la seconda Guerra Mondiale il Comune dispose che i locali fossero sede del Museo storico della città. Molti ricordano ancora, le armi messe in mostra e soprattutto i resti di un aereo proprio al centro della sala a pianterreno.

Nel 1977 però, il suddetto “Museo civico di Bari” si trasferì nell’attuale sede di strada Sagges, forse anche per la vicinanza della Soprintendenza Archivistica.
Intanto nel 1966 veniva inaugurato il Museo Nicolaiano nei matronei della Basilica. L’avvenimento suscitava un grande entisiasmo, perché permetteva di “gustare” i pezzi nella loro collocazione più vicina alla sua ubicazione e funzione originaria. Tanto più che le adiacenti gallerie esterne, con le loro lunghe pareti, offrivano la possibilità di esporre la lunga serie di pezzi architettonici reperiti nei grandi restauri del 1925-1934. Poco a poco però, specialmente dopo l’esaurimento dei finanziamenti alle guide designate dalla Pinacoteca Provinciale, i problemi venivano alla luce.
La Basilica di San Nicola ha almeno una triplice funzione: culturale-turistica, liturgica ed ecumenica.
Conciliare questi diversi aspetti sul piano pratico è quasi impossibile. Chi vive di cultura “laica”, vede il primo aspetto, e non comprende che la Basilica è anche una Chiesa dove il fedele entra per raccogliersi in preghiera. Il fedele, da parte sua, si sente a disagio vedendo la Chiesa che diventa museo o sala di concerti.
Senza dire della frequenza sempre maggiore di ortodossi, che assistono a comportamenti in chiesa decisamente poco consoni al luogo sacro e si confermano nella convinzione dei cattolici come cristiani poco coerenti con la loro fede.

Il Museo nei Matronei, idealmente perfetto, si rivelò nella pratica fonte di disagi per tutti e quindi considerando che il Museo storico civico si era trasferito, i Padri avviarono dei contatti per prendere in uso l’antico Ospizio dei Pellegrini, che dopo un periodo come Museo civico era ora un locale abbandonato.
Un abbandono che aveva provocato danni enormi, per cui, anche dopo la concessione in comodato ai Padri domenicani della Basilica, fu necessario cominciare dalle riparazioni dei tetti per via via passare ai piani inferiori.
Una spinta alla concretizzazione del Museo venne nel 2000, quando nel contesto del giubileo, ingegneri ed architetti lavorarono al progetto della “Cittadella Nicolaiana”.

Inaugurato nel 2010 il Museo fu progettato nella sua composizione dal P. Gerardo Cioffari secondo criteri di cronologia storica, pur dovendo fare molte eccezioni a causa della carenza di più vasti spazi idonei.
Poco felice fu la scelta di fare l’entrata oltre l’Arco Vanese, costringendo i visitatori a passare per zone non propriamente all’altezza della fama del Museo. Questo fu uno degli elementi che frenarono i primi passi della nuova istituzione, nonostante gli sforzi del direttore, padre Alessio Romano.
Il problema è stato risolto nel 2015, quando i responsabili del Museo, il direttore P. Cioffari e l’amministratore della Basilica di San Nicola, fra Vincenzo Marrulli, lo ristrutturavano ponendo l’entrata adiacente all’arco che dà sul Lungomare, Largo Urbano II.
L’impostazione è grosso modo rimasta la stessa, con il grande salone a pianterreno dedicato alla “vita della Chiesa” (Sala della vita liturgica), con molte icone, bottiglie della manna e paramenti sacri. Di particolare interesse i doni ortodossi, segno dell’impatto ecumenico del nostro Santo.
La piccola “sala intermedia” (Sala delle Antichità) sulla scala, è dedicata ai pezzi scultorei più antichi, alcuni di epoca romana, altri di epoca altomedioevale, altri ancora (questa volta anche con monete, sigilli e pergamene) dell’XI-XIII secolo.
La “grande sala superiore” (Sala del Medioevo), dopo alcuni pezzi architettonici dell’XI secolo, e delle bacheche con i più importanti codici liturgici e pergamene dell’archivio di San Nicola, offre al visitatore un vasta gamma di pezzi storici di grande valore, molti dei quali di epoca normanna (1071-1194) e angioina (1266-1442). Il grande valore storico ed artistico di questi pezzi fa sì che istituzioni di fama mondiale li richiedano per le loro mostre ed esposizioni.

Il Museo di San Nicola è unico in Puglia per questa sua sintesi fra pezzi religiosi e pezzi della storia civile; una sintesi dovuta al carattere giuridico della Basilica stessa che, dalle origini al 1929, era una chiesa “laica”, con a capo il Re (Basilica Palatina). Successivamente, perdendo tutte le sue proprietà, è passata sotto la giurisdizione del Papa (Basilica Pontificia).
Nel 1951 il Papa Pio XII soppresse il capitolo dei canonici ed affidò la Basilica ai padri domenicani, che da da quegli anni la custodiscono in sintonia con l’Arcivescovo di Bari che è il delegato pontificio.

P. Gerardo Cioffari o.p.