ORARI DI VISITA

Il Museo Nicolaiano è aperto nei seguenti giorni:
Lunedi : 11:00 / 18:00
Martedi : 11:00 / 18:00
Mercoledi : CHIUSO
Giovedi : 11:00 / 18:00
Venerdi : 11:00 / 18:00
Sabato : 11:00 / 18:00
Domenica : 11:00 / 18:00
+(39) 080 523 14 29 info@museonicolaiano.com

Orario di apertura del museo: 11:00 - 18:00. Tutti i giorni. Mercoledì Chiuso.

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Sala del Medioevo

Museo Nicolaiano / Sala del Medioevo
Sala del Medioevo

°LO SPLENDIDO MEDIOEVO°
La “Sala del Medioevo” è posizionata al primo piano del Museo. Qui incontrano alcuni pezzi di storia bizantina, per poi immergersi nel periodo normanno, svevo e soprattutto angioino.
Preziose pergamene di notevole valore storico illuminano i secoli XII-XIV, quando la Basilica divenne il centro spirituale della città ed il suo contatto col mondo, dopo che Guglielmo I di Sicilia nel 1156 aveva raso al suolo la città.
Il periodo normanno (1071-1194), caratterizzato da questo drammatico episodio, fu seguito dal dominio svevo (1194-1266), durante il quale ebbe luogo la consacrazione della Basilica superiore da parte del vescovo mondo normanno, svevo e soprattutto Corrado di Querfurt (1197). Fu però un periodo difficile per la Basilica a motivo del fatto che l’imperatore Federico II era molto ben disposto con l’Arcivescovo di Bari (suo ambasciatore presso il Papa), il quale arrivò addirittura a scomunicare il clero della Basilica perché non voleva accettare la sua giurisdizione episcopale.
L’epoca angioina (1266-1442) segna l’epoca d’oro della Basilica nicolaiana grazie alla munificenza di Carlo II d’Angiò, che la rese signoria feudale (mediante la donazione di Rutigliano, Sannicandro e Grumo, nonché la ricca arcipretura di Altamura). I pezzi più preziosi sia dell’Archivio che del Museo e della Cappella delle reliquie sono di provenienza angioina.
L’epoca aragonese (1442-1501) segna il passaggio della città di Bari sotto il governo degli Sforza di Milano. A Ludovico il Moro successe nel 1500 Isabella d’Aragona e alla sua morte (1524) la figlia Bona Sforza (1524-1557), regina di Polonia. I pezzi esposti sono tutti di grande valore storico, dallo smalto di Ruggero II alla pergamena con sigillo di Federico II, dalla pergamena con sigillo d’oro di Carlo II d’Angiò alla pergamena con scritta in paleoslavo di Stefano Dušan, zar di Serbia, dalla meravigliosa croce angioina al reliquiario a chiesa gotica dei sovrani d’Ungheria, fino alla straordinaria tavola della Madonna in trono col Bambino.
Ovviamente l’ordine non è strettamente cronologico, ma tiene conto della funzionalità dei luoghi. Ti aspettiamo!

Museo Nicolaiano
Categoria:
Sale
Tags:
Design, Photography, Web Development

Impero bizantino 

è il nome con cui gli studiosi moderni e contemporanei indicano l'Impero romano d'Oriente (termine che iniziò a diffondersi durante il regno dell'imperatore Valente), di cultura prevalentemente greca, separatosi dalla parte occidentale, di cultura quasi esclusivamente latina, dopo la morte di Teodosio I nel 395.

Il termine "Bizantino" è stato introdotto solo a partire dal XVIII secolo dagli Illuministi, quando l'Impero Romano d'Oriente era ormai scomparso da circa tre secoli. "Romei" (dal greco: Ῥωμιός / Rōmiós) era il termine usato dagli stessi abitanti dell'Impero Romano d'Oriente per definirsi. Come l'Impero bizantino era di fatto Impero romano, così la sua capitale Costantinopoli era la Nuova Roma e così pure il titolo dei suoi sovrani era Basileús kaì Kaìsar ton romaíon (greco: Βασιλεὺς καὶ Καῖσαρ τῶν Ῥωμαίων), ovvero Sovrano e Cesare dei Romani. La stessa Penisola balcanica veniva chiamata dai Romei, Rumelia, nome di regione che sarà conservato pure dai conquistatori ottomani. Gli stessi ottomani utilizzeranno la parola Rūm (in arabo: الرُّومُ, al-Rūm), termine storicamente impiegato dai musulmani per indicare i Bizantini. I sultani ottomani, dopo la conquista di Costantinopoli, si assegneranno il titolo onorifico di qaysar-ı Rum, "Cesare dei Romani". Tuttavia per distinguerlo dall'Impero romano d'Occidente, si è preferito assegnare alla parte orientale il nome di "Impero bizantino". Non c'è accordo fra gli storici sulla data in cui si dovrebbe cessare di utilizzare il termine "romano" per sostituirlo con il termine "bizantino", anche perché entrambe le definizioni sono utilizzate da molti di loro, spesso indistintamente, per designare il mondo romano-orientale fino almeno al VII secolo. Le diverse impostazioni storiografiche condizionano anche la diversità di opinioni nella determinazione della datazione: taluni lo fanno coincidere con il 395 (separazione definitiva dei due imperi), ma si è anche proposto il 476 (fine dell'Impero Romano d'Occidente), il 330 (anno di inaugurazione della Nova Roma o Νέα Ῥώμη, fondata da Costantino I, copia fedele e nostalgica della prima Roma), il 565 (morte di Giustiniano I, ultimo imperatore di madrelingua latina e del suo sogno della Restauratio imperii). Alcuni storici prolungano il periodo propriamente "romano" fino al 610, anno dell'ascesa al trono di Eraclio I il quale modificò notevolmente la struttura dell'Impero, rendendo il greco lingua ufficiale al posto del latino.Resta comunque il fatto che per gli imperatori bizantini e per i propri sudditi il loro impero si identificò sempre con quello di Augusto e Costantino I dal momento che "romano" e "greco" fino al XVIII secolo furono per essi sinonimi. L'impero, dopo una lunga crisi, la sua distruzione da parte dei crociati nel 1204 e la sua restaurazione nel 1261, cessò definitivamente di esistere nel 1453 (conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi ottomani guidati da Maometto II). Impero bizantino è il nome con cui gli studiosi moderni e contemporanei indicano l'Impero romano d'Oriente (termine che iniziò a diffondersi durante il regno dell'imperatore Valente), di cultura prevalentemente greca, separatosi dalla parte occidentale, di cultura quasi esclusivamente latina, dopo la morte di Teodosio I nel 395. Il termine "Bizantino" è stato introdotto solo a partire dal XVIII secolo dagli Illuministi, quando l'Impero Romano d'Oriente era ormai scomparso da circa tre secoli. "Romei" (dal greco: Ῥωμιός / Rōmiós) era il termine usato dagli stessi abitanti dell'Impero Romano d'Oriente per definirsi. Come l'Impero bizantino era di fatto Impero romano, così la sua capitale Costantinopoli era la Nuova Roma e così pure il titolo dei suoi sovrani era Basileús kaì Kaìsar ton romaíon (greco: Βασιλεὺς καὶ Καῖσαρ τῶν Ῥωμαίων), ovvero Sovrano e Cesare dei Romani. La stessa Penisola balcanica veniva chiamata dai Romei, Rumelia, nome di regione che sarà conservato pure dai conquistatori ottomani. Gli stessi ottomani utilizzeranno la parola Rūm (in arabo: الرُّومُ, al-Rūm), termine storicamente impiegato dai musulmani per indicare i Bizantini. I sultani ottomani, dopo la conquista di Costantinopoli, si assegneranno il titolo onorifico di qaysar-ı Rum, "Cesare dei Romani". Tuttavia per distinguerlo dall'Impero romano d'Occidente, si è preferito assegnare alla parte orientale il nome di "Impero bizantino". Non c'è accordo fra gli storici sulla data in cui si dovrebbe cessare di utilizzare il termine "romano" per sostituirlo con il termine "bizantino", anche perché entrambe le definizioni sono utilizzate da molti di loro, spesso indistintamente, per designare il mondo romano-orientale fino almeno al VII secolo. Le diverse impostazioni storiografiche condizionano anche la diversità di opinioni nella determinazione della datazione: taluni lo fanno coincidere con il 395 (separazione definitiva dei due imperi), ma si è anche proposto il 476 (fine dell'Impero Romano d'Occidente), il 330 (anno di inaugurazione della Nova Roma o Νέα Ῥώμη, fondata da Costantino I, copia fedele e nostalgica della prima Roma), il 565 (morte di Giustiniano I, ultimo imperatore di madrelingua latina e del suo sogno della Restauratio imperii). Alcuni storici prolungano il periodo propriamente "romano" fino al 610, anno dell'ascesa al trono di Eraclio I il quale modificò notevolmente la struttura dell'Impero, rendendo il greco lingua ufficiale al posto del latino. Resta comunque il fatto che per gli imperatori bizantini e per i propri sudditi il loro impero si identificò sempre con quello di Augusto e Costantino I dal momento che "romano" e "greco" fino al XVIII secolo furono per essi sinonimi. L'impero, dopo una lunga crisi, la sua distruzione da parte dei crociati nel 1204 e la sua restaurazione nel 1261, cessò definitivamente di esistere nel 1453 (conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi ottomani guidati da Maometto II).

In basso alcune immagini di reperti presenti nel museo

Normanni (da Nordmanni o Nordmaenner, ossia "Uomini del Nord") erano un popolo vichingo di origine danese e norvegese che diede il proprio nome alla Normandia, regione nel nord-ovest della Francia.[1][2]Discendevano da quei pirati-guerrieri e conti norreni che, dopo varie scorrerie sul suolo francese, decisero di giurare fedeltà al re Carlo III dei Franchi occidentali in cambio di una vasta superficie territoriale nel Nord della Francia, allora territorio dei Franchi occidentali. Ultimamente però il termine Normanni viene utilizzato per descrivere tutte le popolazioni scandinave del periodo che va dal IX al XII secolo. Nonostante fossero in prevalenza contadini, si dimostrarono grandi navigatori. Senza bussola e carte di navigazione, raggiunsero i territori delle Fær Øer, l'Islanda, la Groenlandia, il Labrador (normanni norvegesi), la Gran Bretagna (tranne il Galles; normanni dani) , l'Italia meridionale (Campania) e la Sicilia; risalendo il corso di fiumi che avevano la foce nel Mar Baltico, la futura Russia e l'Ucraina (Rus' di Kievnormanni svedesi o variaghi). Il termine "Vichinghi", che è divenuto equivalente e sovrapponibile a Normanni, in realtà si riferisce a quella parte della popolazione che viveva nei fiordi (in norreno vik+ing = "genìa dei fiordi"), da cui partivano spedizioni piratesche o progetti di colonizzazione; da qui anche il significato di vik come toponimico: "accampamento", "cittadella", "colonia" (cf. p.es. ReykjavíkAldwychLundenwicEoforwic, etc.).

In basso alcune immagini di reperti presenti nel museo

Con il cognome Angioini intendiamo due distinte dinastie medievali cadette dei Capetingi, che presero il nome dalla Contea, poi Ducato, di Angiò. Angiò divenne una provincia occidentale della Francia, dopo che questa venne sottratta ai Plantageneti ed annessa ai domini diretti della Corona francese. Capostipite degli Angioini è Carlo I d'Angiò, che si stanziò nel Regno di Napoli nel 1282. La dinastia, nelle varie diramazioni, oltre ai regni di Napoli e, brevemente, quello di Sicilia, riuscì in seguito a governare molti paesi in Europa, tra cui la Provenza, la Lorena, la Polonia e l'Ungheria. La vera e propria prima dinastia a governare sulla contea di Angiò fu però quella degli Ingelgeridi, coi loro discendenti Plantageneti, ma in genere la storiografia, per evitare confusione, riserva il termine Angioini, in special modo alle dinastie cadette di Francia, preferendo utilizzare soprattutto il termine Plantageneto per indicare la precedente dinastia. La contea di Angiò passò alla Corona di Francia con Filippo Augusto nel 1205. Il nipote, il re Luigi IX il Santo la diede in feudo al fratello Carlo nel 1246, che diede origine ad una seconda dinastia di conti e poi duchi d'Angiò, propriamente detti Angioini.

« Guglielmo I (detto il Malo), successore di Ruggero, trascorse la maggior parte del suo periodo di regno in Palermo, e la maggior parte delle sue giornate - come sussurravano le malelingue - nei giardini e negli harem del suo palazzo. La presenza fisica del sovrano in Sicilia consentì perciò l'evolversi di un sistema amministrativo alquanto diverso, impostato su fondamenta ad un tempo arabe e bizantine »

(David Abulafia)

Guglielmo I di Sicilia, detto il Malo (Palermo o Monreale1120 – Palermo7 maggio 1166), è stato un sovrano normanno, discendente degli Altavilla, fu re di Sicilia dal 1154 al 1166.

Corrado era un figlio del visconte di Magdeburgo, Burcardo II della casa di Querfurt, e di Mathilde von Gleichen, figlia del conte Lamberto I di Tonna . Ha frequentato la scuola della cattedrale di Hildesheim e successivamente ha studiato con Lotario di Segni, futuro papa Innocenzo III, a Parigi. Nel 1182 è diventato canonico del Duomo di Magdeburgo, nel 1188 membro della Cappella Reale e prevosto a Goslar. Nel 1190 è diventato rettore a Magdeburgo e nel 1194 al Marienstift di Aquisgrana. Nel corso della spedizione in Sicilia di Enrico VI nel 1194 morì il cancelliere imperiale Sigelo e Corrado, che era stato uno degli educatori dell'imperatore, fu nominato a succedergli. L'anno seguente Corrado venne anche eletto vescovo di Hildesheim. Nel 1196 l'imperatore lo nominò legato generale per la Puglia e la Sicilia, dove ha giocato un ruolo chiave. Su sua istigazione Pietro da Eboli ha scritto il suo Liber ad honorem Augusti sive de rebus Siculis, poema epico che mette adeguatamente in evidenza il merito di Corrado negli eventi. Nel 1197 Corrado era col maresciallo dell'impero Enrico di Kalden, uno dei leader della cosiddetta Crociata tedesca. Durante l'assedio di Toron, Corrado ricevette la notizia che sia l'imperatore Enrico che Papa Celestino III erano morti. Allora lasciò l'assedio e tornò in patria, temendo che il trono fosse contestato a causa della giovane età del figlio di Enrico, il piccolo Federico II di appena tre anni. A metà del 1198 Corrado incontrò in Turingia Filippo di Svevia, fratello di Enrico VI, eletto re dal partito degli Hohenstaufen, il quale lo confermò come Cancelliere. Durante il suo soggiorno in Terra Santa Corrado era stato eletto anche vescovo di Würzburg: Papa Innocenzo III rilevò la incompatibilità e lo esortò a rinunciare alla nuova diocesi. Corrado però rifiutò e fu scomunicato l'anno successivo. Dopo aver rinunciato nel 1199 alla diocesi di Hildesheim, Corrado si recò in Italia per chiedere il perdono del papa. Il Papa gli diede l'assoluzione e lo confermò vescovo di Würzburg. Durante gli scontri tra gli Hohenstaufen e i Welfen, Corrado fortificò la fortezza di Marienberg a Würzburg nel 1200 e fondò la città di Karlstadt a difesa del territorio della diocesi di Würzburg contro i Conti di Rieneck. La città fu realizzato secondo i piani in stile italiano con piano quasi rettangolare. Corrado poi si ritirò dalla vita politica e si dedicò all'amministrazione della sua diocesi, dove si distinse per la sua grande acume e il suo talento organizzativo. Tuttavia, egli fu assassinato il 3 dicembre 1202 a Würzburg da Bodo von Ravensburg sulla strada per la Cattedrale. Fu sepolto nella cripta della cattedrale.

Principe di Salerno

Nel 1257 Carlo I d'Angiò acquistò dalla casa di Baux i diritti al trono del Regno di Arles e quando nel 1280 l'imperatore Rodolfo I d'Asburgo pensò di ricostituire il regno di Arles, dovette trattare con lui. Fu trovato tra i due sovrani un accordo in seguito al quale, l'imperatore avrebbe ricostituito il regno di Arles per assegnarlo a Carlo principe di Salerno, che, a sua volta, avrebbe dovuto cederlo al momento delle nozze tra il nipote di Carlo I, Carlo Martello, e Clemenza, figlia di Rodolfo. Evento che non si realizzò a causa dei Vespri siciliani. Carlo, principe di Salerno, dopo la sollevazione dei Vespri siciliani del 1282, partecipò alla Guerra contro gli Aragonesi. Nel corso del 1284, suo padre Carlo I, avendo ricevuto una consistente somma di denaro da papa Martino IV, che l'aveva destinata alla reggenza del Regno di Napoli, si recò in Provenza per preparare una flotta che avrebbe dovuto unirsi a parte delle navi che l'attendevano nel porto di Napoli, per poi incontrarsi ad Ustica con il resto della forza navale, composta da trenta galere, e con l'armata italo-angioina, proveniente da Brindisi. Ma il 5 giugno la flotta siciliano-aragonese, sotto il comando dell'ammiraglio Ruggero di Lauria, si presentò dinanzi al porto di Napoli. Carlo II d'Angiò, disobbedendo all'ordine del padre di non muoversi prima del suo arrivo dalla Provenza, uscì dal porto con le sue navi, per combattere il Lauria, ma fu sconfitto e fatto prigioniero assieme a parecchi nobili napoletani. Quando Carlo arrivò a Gaeta e seppe della sconfitta maledisse il figlio, ma dovette rinunciare all'invasione della Sicilia, e dopo un inutile assedio di Reggio, si diresse in Puglia dove, il 7 gennaio 1285, morì a Foggia

Bona Sforza d'Aragona (Vigevano2 febbraio 1494 – Bari19 novembre 1557) è stata regina consorte di Poloniagranduchessa consorte di Lituania dal 1518 e duchessa sovrana di Bari, dal 1524. Figlia del duca di Milano Gian Galeazzo e di Isabella d'Aragona, fu la seconda moglie del re Sigismondo I (1518) e diventò così regina consorte di Polonia e granduchessa di Lituania. Bona era nipote di Bianca Maria Sforza, che nel 1493 aveva sposato l'imperatore Massimiliano I. Alla morte della madre Isabella nel 1524, Bona le succedette nei titoli di duchessa di Bari e principessa di Rossano, e divenne pure pretendente a nome della famiglia Brienne al Regno di Gerusalemme.